
La dislessia è una disabilità specifica dell’apprendimento di natura neurobiologica. Essa è caratterizzata dalla difficoltà a effettuare una lettura accurata e/o fluente e da abilità scadenti nella scrittura e nella decodifica. Queste difficoltà tipicamente derivano da un deficit nella componente fonologica del linguaggio che è spesso inattesa in rapporto alle abilità cognitive e alla garanzia di un’adeguata istruzione scolastica
Questa è la definizione ufficiale della dislessia pubblicata dall’International Dyslexia Association (Ida) nel 2003. Ogni altra definizione risulta non scientificamente altrettanto validata, poiché il Comitato scientifico dell’Ida riunisce i più autorevoli ricercatori che operano in tutto il mondo.
La dislessia non ha la stessa prevalenza sulla popolazione generale nei diversi paesi. Esistono differenze anche molto marcate. In Italia i dati ufficiali parlano del 3,5%, mentre negli Stati Uniti del 7,4%. Il dato potrebbe sembrare in contraddizione con l’affermazione che il disturbo ha basi neurobiologiche, e dunque dovrebbe in teoria essere uniformemente distribuito. Invece, come ogni forma di disabilità, la manifestazione è il risultato dell’interazione fra la predisposizione neurobiologica e l’ambiente (in questo caso il sistema ortografico).
In Italia la dislessia è molto meno frequente che nei paesi anglosassoni, perché l’italiano ha un’ortografia regolare; l’inglese, invece, ha un’ortografia molto irregolare. La prevalenza varia con l’età. Il problema è più acuto alle elementari perché bisogna imparare il sistema ortografico in poco tempo. Alle superiori il problema principale è la quantità di materiale da leggere. Lo studio si svolge quasi esclusivamente attraverso i libri e quindi il dislessico fa molta fatica perché deve acquisire tutte le informazioni attraverso la modalità che è disturbata. Per ovviare a questa difficoltà, l’Aid ha fatto accordi con le case editrici che producono i testi scolastici: oggi i dislessici possono avere i libri in formato digitale. È una piccola rivoluzione poiché il dislessico, che finora aveva bisogno di una persona che leggesse per lui, adesso può farlo da solo utilizzando una macchina.
I Disturbi specifici di apprendimento (Dsa), secondo i dati dell'Associazione italiana Dislessia, interessano circa l'8% della popolazione scolastica e, se non affrontati adeguatamente, possono provocare conseguenze sul piano psicologico, sociale e lavorativo.
I Dsa comprendono la dislessia (difficoltà di lettura), la disortografia (difficoltà nell'aspetto costruttivo della scrittura), la disgrafia (difficoltà nell'aspetto esecutivo della scrittura) e la discalculia (difficoltà nell'area matematica).
La dislessia, che è la più conosciuta, è una difficoltà a leggere in modo corretto e fluente; può essere più o meno grave e spesso è associata alle difficoltà di scrittura e nel calcolo.
É importante sottolineare che i Dsa non sono causati da deficit cognitivi né da problemi ambientali o psicologici o sensoriali e neurologici, ma sono disfunzioni settoriali.
La dislessia è una difficoltà che riguarda la capacità di leggere e scrivere in modo corretto e fluente. Leggere e scrivere sono atti così semplici e automatici che risulta difficile comprendere la fatica di un bambino dislessico. Purtroppo in Italia la dislessia è poco conosciuta, benché si calcoli che riguardi almeno 1.500.000 persone. La dislessia non è causata da un deficit di intelligenza né da problemi ambientali o psicologici o da deficit sensoriali o neurologici.
Il bambino dislessico può leggere e scrivere, ma riesce a farlo solo impegnando al massimo le sue capacità e le sue energie, poiché non può farlo in maniera automatica. Perciò si stanca rapidamente, commette errori, rimane indietro, non impara. La difficoltà di lettura può essere più o meno grave e spesso si accompagna a problemi nella scrittura, nel calcolo e, talvolta, anche in altre attività mentali. Tuttavia questi bambini sono intelligenti e - di solito - vivaci e creativi.
Perché è un disturbo invisibile. Non ha identità sociale fuori dalla scuola. È una diversità senza diversità. Il comportamento del bambino con dislessia assomiglia infatti a quello del bambino svogliato, pigro, capriccioso, riluttante all’impegno e questa sua somiglianza fa sì che si scelgano sempre le spiegazioni più semplici e più a portata di mano. Anche perché, fuori dalla scuola questo bambino si comporta esattamente come gli altri: vivace, socievole, allegro.
Il fatto che la dislessia non abbia una propria identità sociale fuori dalla scuola, invece che essere considerata la conferma della “specificità” del problema, viene utilizzata come rafforzativo della spiegazione semplicistica: il bambino quando è ora di leggere e di scrivere mostra la sua pigrizia, si rifiuta, ecc.
Al contrario di quello che accade in tutti gli altri casi in cui un bambino soffre di una disabilità, nessuno è in grado di sospettare la presenza della dislessia vedendolo giocare con un gruppo di coetanei. Non ci sono marcatori biologici, né comportamentali o sociali che identifichino la dislessia fuori dalla scuola.
Solo in classe, di fronte al compito scritto, il bambino mostra tutte le sue difficoltà e questa tipicità, invece che essere considerata un campanello di allarme, un indicatore che accende un’ipotesi, viene valutata come una conferma del disimpegno e viene rinfacciata ripetutamente “…quando è ora di giocare sei sempre pronto, mentre adesso che devi leggere…”.
I disturbi di apprendimento vengono definiti specifici quando si manifestano in soggetti con intelligenza nella norma.
La dislessia si manifesta all’inizio della scuola elementare con marcate difficoltà a imparare le lettere dell’alfabeto, difficoltà a scrivere parole anche molto semplici e frequenti (cane, dito, mano, ecc.). Il bambino spesso compie nella lettura e nella scrittura errori caratteristici come l'inversione di lettere e di numeri (es. 21 - 12) e la sostituzione di lettere (m/n; v/f; b/d). A volte non riesce a imparare le tabelline e alcune informazioni in sequenza come le lettere dell'alfabeto, i giorni della settimana, i mesi dell'anno. Può fare confusione per quanto riguarda i rapporti spaziali e temporali (destra/sinistra; ieri/domani; mesi e giorni) e può avere difficoltà a esprimere verbalmente ciò che pensa. In alcuni casi sono presenti anche difficoltà in alcune abilità motorie (ad esempio allacciarsi le scarpe), nel calcolo, nella capacità di attenzione e di concentrazione. Spesso il bambini finisce con l'avere problemi psicologici, ma questo è una conseguenza, non la causa della dislessia.
Anche dopo le elementari persistono lentezza ed errori nella lettura, che ostacolano la comprensione del significato del testo scritto. I compiti scritti richiedono un forte dispendio di tempo. Il bambino appare disorganizzato nelle sue attività, sia a casa che a scuola. Ha difficoltà a copiare dalla lavagna e a prendere nota delle istruzioni impartite oralmente. Talvolta perde la fiducia in se stesso e può avere alterazioni del comportamento.
Ogni dislessico è diverso dall'altro, la dislessia non è un'entità monolitica. Si presenta come un complesso di caratteristiche che ogni dislessico condivide in misura più o meno estesa.
Di seguito è riportato un elenco di tratti, comportamenti, abilità, differenze percettive o di sviluppo che possono essere presenti in misura più o meno ampia negli individui dislessici.
Tanto più alto è il numero delle risposte affermative, tanto maggiore è la probabilità che si tratti di dislessia. In tal caso è necessario rivolgersi a uno specialista (neuropsichiatra, psicologo) per avere una diagnosi.
É molto importante indirizzare il bambino verso una valutazione specialistica (psicologo, logopedista). La diagnosi deve essere fatta da specialisti esperti, mediante specifici test. La diagnosi permette di capire finalmente che cosa sta succedendo ed evitare gli errori più comuni come colpevolizzare il bambino ("non impara perché non si impegna") e l'attribuire la causa a problemi psicologici, errori che determinano sofferenze, frustrazioni e talora disastri irreparabili.
Quando la diagnosi è fatta si possono mettere in atto aiuti specifici, tecniche di riabilitazione e di compenso, nonché alcuni semplici provvedimenti come la concessione di tempi più lunghi per lo svolgimento di compiti, l'uso della calcolatrice o del computer. I dislessici hanno un diverso modo di imparare ma comunque imparano. Se individuata precocemente, si può avviare il recupero molto presto, prima ancora che termini la fase di apprendimento. In questo caso le possibilità di recupero sono molto maggiori.
In questi anni sono stati fatti molti passi avanti in campo riabilitativo. Alcune linee per definire l’efficacia della riabilitazione sono ormai condivise dalla comunità scientifica internazionale:
Le professionalità coinvolte nella valutazione dei Disturbi specifici dell'apprendimento sono il neuropsichiatra infantile o neurologo per la visita neurologica; il neuropsichiatra infantile, lo psicologo o il neuropsicologo per la valutazione dell'efficienza intellettiva; lo psicologo per l'approfondimento psicodiagnostico e la valutazione della personalità; lo psicologo, il neuropsicologo con il logopedista e lo psicopedagogista per gli approfondimenti specifici.
I servizi di neuropsichiatria infantile o i servizi di psicologia dell’età evolutiva, o ancora i servizi di logopedia delle Asl dovrebbero avere al loro interno personale specializzato per diagnosticare i Disturbi specifici di apprendimento.
I centri privati dovrebbero certificare la loro competenza, dichiarando l’applicazione delle linee guida nazionali per la diagnosi di disturbo specifico dell’apprendimento.
L’Associazione Italiana Dislessia ha una Help-line telefonica (051 243358, e-mail help-line@dislessia.it) attiva 5 giorni alla settimana che garantisce assistenza a chi telefona per diversi motivi.
La procedura diagnostica prevede:
Il problema della tutela dei diritti di chi è dislessico è particolarmente complesso e aperto a diverse soluzioni. Attualmente non esiste una normativa specifica e l'Associazione italiana dislessia ha presentato una serie di proposte normative che regolino le richieste da parte della scuola nei confronti degli alunni dislessici, ne stabilisca i limiti e definisca le facilitazioni possibili.
All'interno della legislazione attuale è comunque possibile fare riferimento ad alcuni articoli:
Legge n. 517/77 art. 2 - scuola elementare: attività organizzate per gruppi di alunni della stessa classe o di classi diverse;
Legge n. 517/77 art. 7 - scuola media: attività scolastiche periodiche in sostituzione delle normali attività per un massimo di 160 ore all'inizio o alla fine dell'anno, secondo un programma di iniziative di integrazione e di sostegno indicato dal Consiglio d'Istituto e dai consigli di classe;
Legge n. 59/97 art. 21: autonomia didattica finalizzata al diritto di apprendere;
D.P.R n. 275/99: si riconoscono e valorizzano le diversità, si promuovono le potenzialità di ciascuno, si adottano tutte le iniziative utili al raggiungimento del successo formativo;
si regolano i tempi dell'insegnamento e dello svolgimento delle discipline nel modo più adeguato ai ritmi di apprendimento, utilizzando forme di flessibilità come i percorsi individualizzati;
iniziative di recupero e di sostegno;
Legge n. 104/92 art. 13 -integrazione scolastica: l'integrazione scolastica si realizza anche attraverso la dotazione di attrezzature tecniche e sussidi didattici;
Legge 104/92 - valutazione del rendimento e prove d'esame: l'Ordinanza Ministeriale che annualmente regola scrutini ed esami prevede condizioni particolari solo per alunni certificati ai sensi della Legge 104/92.
Per la scuola secondaria superiore esiste la possibilità di effettuare corsi di recupero per gli alunni che ne abbiano bisogno, ma gli insegnanti non sono obbligati a effettuarli, la scuola non è obbligata a organizzarli e gli studenti non sono obbligati a frequentarli. In caso di bocciatura, la scuola deve però dimostrare di aver progettato interventi di recupero.